Il tabù del “mestiere più antico”

Nel 1959 quest’attività è stata resa illegale in seguito all’approvazione della Legge Merlin: tempo di cambiare? O è giusto lasciare tutto così?

 

Germania, Olanda, Svizzera e Austria: sono alcuni dei tanti paesi in Europa che si sono convertiti dal proibizionismo alla regolamentazione, dalla prostituzione vista come reato alla prostituzione come attività legale. Il nostro paese, invece, che viene visto ancora come neo-abolizionista, è bloccato dal 1959 con la Legge Merlin che rende la prostituzione un’attività illecita. Mentre il governo sembra tacere e sembra non voler prendere una posizione definitiva, le strade sono sempre più affollate, i traffici sempre più intensi: legalizzare questa attività sarebbe davvero un’ottima mossa?

 

Partiamo dai nostri vicini di casa, i tedeschi, per capire quanto la prostituzione gioverebbe a livello economico. In Germania, i bordelli legali, secondo la confederazione sindacale Verdi, sono un business da 14,5 miliardi di euro l’anno. I bordelli sono più di 3500, di cui 500 solo nella capitale. Ora come ora, il nostro Stato rinuncia a un potenziale gettito fiscale che potrebbe derivare, appunto, dalla regolamentazione di questo paese. Tralasciando comunque l’aspetto economico, la legalizzazione della prostituzione porterebbe:

  • sicurezza maggiore per le praticanti: adibendo alcuni edifici alla pratica, si eviterebbe che le donne vengano lasciate in strada in mano a organizzazioni criminali;
  • il controllo da parte delle forze armate sarebbe facilitato, in quanto esse dovrebbero intervenire solo in casi di disordine;
  • legalizzando questa attività si ostruirebbe quello che è il riciclo di denaro da parte delle attività criminali, le quali ne traggono solamente beneficio;
  • ci sarebbe più ordine nelle strade, migliorando le zone più degradate e riservate solo all’attività, oltre a rendere più sicuro la vita anche ai residenti;
  • pulizia: essendo un’attività legale, la prostituzione diventerebbe una pratica più pulita e igienica, oltre che sicura;
  • legalizzare=regolare l’attività, e quindi la prostituzione sarebbe un vero e proprio mestiere regolato da meccanismi già stabiliti come versamento delle tasse.

 

Chi invece grida “no” alla prostituzione è perché sostiene argomentazioni legate soprattutto alla dignità della donna:

  • legalizzando questa attività, si incoraggerebbero le giovani generazioni (uomini o femmine che siano) a vendere il proprio corpo per un ricco guadagno;
  • si dovrebbero aprire edifici dedicati solamente ai bordelli, il che richiederebbe un’ingente spesa e problemi di localizzazione: insomma, chi vorrebbe un bordello come vicino di casa?
  • se poi prostitute professioniste dovessero finire nella sfera d’influenza della malavita, potrebbero rendere la loro attività un circolo privato, sfuggendo (temporaneamente) ai controlli fiscali;
  • non si ha la certezza matematica che aprendo i bordelli, le strade si svuotino subito.

 

Ora come ora ci sono chiaramente altre priorità, ma continuare a rimandare anche un “dettaglio” come la prostituzione produrrebbe un ritardo che dura ormai dal 1959: bisogna affrontare questo problema, cercando di trovare una soluzione.

Dunque: sì o no?

 

 

Machiavelli04

 

Fonte foto copertina: Wikipedia, via Bibi Saint-Pol. https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:Hydria_hetairai_Staatliche_Antikensammlungen_2427.jpg#mw-jump-to-license

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